«Sono qui con la convinzione che Angelica Malvatani sia la donna giusta per guidare Fermo. In questa regione e in tutta Italia la destra sta lasciando il deserto: mai un’idea, mai una riforma che si possa ricordare. Bisogna mandarli a casa e per farlo dobbiamo conoscere il nostro potenziale». Sono le dichiarazioni di Pierluigi Bersani, intervenuto ieri a Lido di Fermo per incoraggiare al voto per Angelica Malvatani, candidata sindaca del centrosinistra.
«Il referendum – ha rimarcato uno massimi esponenti nazionali del Pd, già segretario nazionale, ex ministro ed europarlamentare – ci ha mostrato che c’è un risveglio di idealità. Guardate che la gente, oltre che per il Comune, vota pensando a preoccupazioni serie, sulle quali dobbiamo dire cosa pensiamo noi di sinistra. E, allora, lo diciamo chiaramente: noi vogliamo un governo che dica no alla guerra senza se e senza ma, che dica no a uno Stato che occupa territori non suoi, che dica chiaramente che la strage a Gaza è una vergogna per l’umanità e che chi ha fatto certi crimini deve pagare. Netanyahu sta portando Israele a essere uno stato fuori legge ed è una vergogna che Giorgia Meloni sì limiti a chiedere le scuse. Servono gesti politici seri. Riconoscere la Palestina e smettere di impedire che l’Europa fermi lo stato di associazione con Israele». E sui sovranisti: «Chi favoleggia di sovranismi e di nazionalismi è fuori come un balcone: può portarci solo a delle crisi e a delle guerre».
Sulla filiera del centrodestra: «Se ti tira verso il meglio va bene, se ti fa affondare no»
Dalla scena internazionale l’ex ministro è tornato al territorio, facendo un focus su uno dei punti cardine della campagna del centrodestra in città: la filiera, la garanzia di un rapporto diretto tra Fermo, Regione e Governo. Bersani non l’ha respinta in blocco, ma l’ha rovesciata: «Se ti tira verso il meglio va bene la filiera, se ti fa affondare no».
E i numeri, per lui, dicono che questa filiera fa affondare. «Quando sono andati al governo loro, eravamo in crescita, oggi siamo gli ultimi in Europa: fare 27 scalini in giù a proposito di filiera in quattro anni ci vuole un bel fisico», ha attaccato, ricordando che «i salari sono l’8% in meno di tre anni fa». La domanda alla piazza è secca: «In quattro anni dove sono andati i soldi? Sono andati ai salari? No. Alla povertà? No. Agli investimenti industriali per dar lavoro? No». La risposta: «Non sono profitti, sono rendite. Rendite che non danno lavoro. Se vuoi dar lavoro devi darlo a chi consuma e a chi produce».
Il distretto e le crisi territoriali
Il punto debole, per Bersani, è l’assenza di una strategia sulle crisi dei distretti: «Nessuno ha più uno straccio di idea per affrontare la questione delle crisi territoriali», un fenomeno «che galoppa» e che non riguarda solo le calzature, ma «un po’ tutte le produzioni» schiacciate dalla dipendenza dai grandi marchi e dalla monocommittenza.
A dare un volto concreto a quel ragionamento è stata Malvatani, che ha portato in piazza la storia di un’azienda visitata durante la campagna: «È un po’ emblematica di quello che è successo alle nostre aziende», ha raccontato la candidata. Un’impresa familiare nata da due persone, poi cresciuta con fratelli, mogli, figli e nipoti, che produceva scatole per il calzaturiero finché quel settore ha funzionato. «Entrato in crisi il distretto, l’azienda ha dovuto reinventarsi, passando a produrre per i grandi marchi, fino a essere assorbita da un gruppo più grande» ha spiegato.
Malvatani: «Snellire burocrazia per imprese, lavoro di qualità per i giovani»
La candidata ha rivendicato il metodo della campagna, costruita azienda per azienda e quartiere per quartiere. Gli imprenditori, ha riferito, chiedono «di snellire la burocrazia il più possibile» e di essere accompagnati «in un percorso di innovazione che deve incontrare per forza l’università». Sul fronte dei giovani, la sua convinzione: «Non possiamo pensare che col posto fisso trattieni un giovane, lo devi trattenere con un lavoro di qualità, ben pagato, dove ci sia crescita». E un impegno di metodo per il dopo-voto: «Bisogna costruire dei tavoli di confronto continui, ma concreti, dove non ci si alza finché non c’è una soluzione».
Il carcere: «Manca la dignità di un pasto decente»
Malvatani ha acceso una luce sulla vivibilità in carcere, tema che ha definito «molto a cuore», raccontando la propria esperienza di volontariato: «Vado da volontaria a lavorare con i detenuti a un giornale e raccolgo delle situazioni per cui non hanno nemmeno la dignità di un pasto decente». Una realtà segnata dal sovraffollamento — a Fermo a fronte di 40 posti, 80 persone, ha denunciato — e dalla mancanza di percorsi rieducativi, dove «la Costituzione è del tutto disattesa».
Le donne in politica e l’elogio alla candidata
Tra i temi toccati anche la scarsa presenza femminile nelle candidature. Nelle Marche, è stato ricordato dal palco, le donne sono appena il 10% dei candidati. Bersani ha legato la questione a un’idea di politica fondata sui valori e ha rivolto a Malvatani un riconoscimento diretto: la candidata, ha detto, rappresenta l’esigenza di «mettere dei valori dentro le cose che si fanno», citando Pirandello: «I fatti sono dei sacchi vuoti, non stanno in piedi da soli; diventano fatti quando hanno un senso, una direzione».
Poi, in chiusura, l’ultimo invito a sostenere la candidata di ‘Fermo Città Comune’: «Cari amici, pugno di ferro in guanto di velluto. Votiamo e spendiamo queste ore a convincere di votare Angelica Malvatani, una candidata che come avete sentito ha le idee chiare, le nostre idee. Diamoci sotto perché qui non stiamo a pettinare le bambole».
Silvia Ilari
















































