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«La Steat non licenzia. Quando può assume ma la situazione è complicata anche per noi. No a speculazioni»

IL PUNTO del presidente Steat Remigio Ceroni sul tema dei licenziamenti. E ne emerge una situazione critica per i conti della società di trasporto pubblico: «Abbiamo 9 milioni di fatturato e 8,2 di debito. Contiamo su maggiori aiuti dalla Regione. Stiamo lavorando a un piano di sviluppo»

Il presidente Steat, Remigio Ceroni

di Giorgio Fedeli

«La Steat non licenzia nessuno. Anzi, quando può, assume. Ma stiamo vivendo anche noi una situazione a dir poco drammatica. Volete un dato? Abbiamo 9 milioni di fatturato e 8,2 di debito. E a questo si aggiunga che dovremo fronteggiarci anche con il rinnovo di metà del parco autobus». A parlare è Remigio Ceroni, presidente della Steat, finita in questi giorni alla ribalta delle cronache locali per la questione dei licenziamenti nei servizi, appaltati, di pulizia degli uffici e degli autobus. Licenziamenti che hanno mobilitato l’Usb di Fermo e, oggi pomeriggio, anche il centrosinistra fermano.

«Noi siamo una società pubblica che deve sottostare alle regole del codice degli appalti. Scaduto l’appalto per il servizio pulizia uffici e autobus, abbiamo indetto una nuova gara. La ditta che se ne è occupata fino ad oggi ha deciso di non partecipare. E quella che si è aggiudicata la gara ha sottoscritto la clausola sociale di reimpiego del personale. Tuttavia l’appalto attuale prevede un compenso inferiore (siamo intorno agli 80 mila euro) rispetto a quello da 250 mila di questi ultimi anni. Una riduzione che ci riporta alle somme pre Covid proprio perché sono terminati i servizi di pulizia aggiuntiva che la società aveva commissionato dal 2020 in poi. Siamo dispiaciuti per i lavoratori che perderanno il posto e allo stesso tempo rammaricati per la speculazione politica che è scattata. E’ incomprensibile. Ripeto, noi siamo una società che deve rispondere a precise regole. E quando possiamo, assumiamo ma oggi la condizione per noi è drammatica, tra costi lievitati e la situazione economica della società».

Ecco, dunque, come sta la Steat? «La situazione è molto complicata. Dobbiamo fronteggiare il caro carburanti, gli aumenti del costo dei mezzi, e parliamo di +50mila euro a pullman. Volete due numeri? Bene: abbiamo un fatturato di 9 milioni di euro e 8,2 milioni di debito. In più dobbiamo sostituire 48 mezzi, ossia la metà, perché gli Euro2 ed Euro3 non potranno più circolare. E’ vero, c’è stata una proroga. Ma qui non stiamo comprando il pane. Simili mezzi vanno ordinati mesi e mesi prima. Vero anche che l’80% del costo viene coperto dalla Regione ma anche la quota parte che spetta a noi, pesa sul nostro bilancio per circa 1,5 milioni». E dunque si scopre che quel “complicata” pronunciato da Ceroni è quasi un eufemismo. Ma come se ne esce? «Ci stiamo lavorando, speriamo di fronteggiare questa situazione. Francamente non pensavo fosse questa. Ma siamo ambiziosi, vogliamo fare bene. Il CdA è compatto e motivato. Stiamo lavorando a un piano di sviluppo. E contiamo anche su maggiori trasferimenti da parte della Regione perché quella che proviamo a fronteggiare è una situazione di ingiustizia e debolezza».

 

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