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Salvini-Meloni, i selfie non bastano
Sulle Regionali è scontro totale
«Nelle Marche un candidato nuovo»

ELEZIONI - Lega e FdI ai ferri corti: da una parte si pretende il rispetto dei patti, dall'altra si fa muro. La situazione ormai è in stallo da prima di Natale e la candidatura di Acquaroli vacilla. Arrigoni: «Non chiediamo e non pretendiamo, ma vorremmo ci fosse il coraggio di guardare avanti»

Il selfie di lunedì dopo la visita alla foiba di Basovizza

di Giovanni De Franceschi

Due selfie postati quasi in contemporanea, a margine della visita alla Foiba di Basovizza. Facce sorridenti, un abbraccio. Sembra passata un’intera stagione a leggere le bordate che ieri sera si sono lanciati a vicenda Lega e FdI sul tema regionali, eppure quella foto di Matteo Salvini e Giorgia Meloni l’avevano scattata appena lunedì. Ma i tempi della politica seguono strade tortuose e basta una dichiarazione per far correre irrimediabilmente le lancette. Ed è così che in casa centrodestra nelle ultime ore il barometro ha fatto registrare un innalzamento improvviso della pressione atmosferica. «Nomi nuovi e no a gente lì da 20 anni», ha detto ieri sera poco prima di cena il leader del Lega ai microfoni di Radio Radio. Tradotto: i candidati messi sul tavolo mesi fa dagli alleati di FdI e Forza Italia per le regioni al voto in primavera – Puglia, Campania e Marche –  non vanno più bene, bisogna cambiare. Apriti cielo. Anche perché quell’affermazione di Salvini è arrivata proprio nel giorno in cui Giorgia Meloni nel corso della riunione dell’esecutivo del partito in via della Scrofa aveva affermato: «Matteo onori i patti e non sia aggressivo nei nostri confronti».

Paolo Arrigoni

E dal nazionale al locale il passo è stato davvero breve. Poco meno di un’ora dopo dell’uscita di Salvini, è arrivata una dichiarazione del commissario regionale della Lega Paolo Arrigoni. «Non ci interessano logiche da vecchia politica e di palazzo – ha affermato il senatore – Nelle Marche, come in tutte le altre regioni, ci piacerebbe che ci fossero candidati nuovi, vincenti, espressione del territorio che ha bisogno e desidera cambiare. La Lega non chiede e non pretende, ma vorremmo che ci fosse la capacità, l’umiltà e il coraggio di guardare avanti». Difficile pensare che questa specie di morsa a tenaglia della Lega non sia stata studiata a tavolino. Fatto sta che la parole di Salvini prima e di Arrigoni poi sono state un’entrata a gamba tesa su Francesco Acquaroli, il deputato di Potenza Picena lanciato ormai da mesi da Giorgia Meloni come candidato governatore del centrodestra nelle Marche. Una candidatura sui cui fino ad oggi i responsabili locali della Lega avevano nicchiato: «Ci rimettiamo alle decisioni del tavolo nazionale», erano state più o meno le parole d’ordine per evitare di affrontare la questione. Ma ormai il tempo stringe e se le parole hanno un peso, quelle di Arrigoni tutto sembrano tranne che un’investitura ufficiale di Acquaroli. «Ci piacerebbe che ci fossero candidati nuovi, vincenti, espressione del territorio», ha detto il commissario.

Fabrizio Ciarapica e Francesco Acquaroli

Quindi il candidato di FdI non rispetterebbe queste caratteristiche? Altrimenti quale sarebbe il senso di questa frase calata nel contesto marchigiano? Insomma, a poco più di tre mesi dalle elezioni il centrodestra sembra essersi incartato in uno scacchiere dove le pedine sono rappresentate da Marche, Puglia e Campania. Perché ormai è chiaro che dopo la sconfitta in Emilia Romagna Salvini non intende più lasciare tutte e tre le regioni a FdI e Forza Italia e ne vorrebbe almeno una. Ma sulla Puglia la Meloni è stata tanto categorica, quanto Berlusconi sulla Campania: non si toccano. Quindi le Marche? Che tra l’altro vista la profonda crisi del Pd e del centrosinistra potrebbero anche essere le più contendibili? E come uscire dall’impasse? Perché il problema qui a questo punto è duplice: sconfessare il candidato di FdI che già da settimane ha iniziato la sua “personale” campagna elettorale e nello stesso tempo tenere insieme la coalizione. Sullo sfondo resta sempre il nome del sindaco di Civitanova Fabrizio Ciarapica, negli ultimi tempi sempre più vicino a Salvini, e sostenuto da quella lista di amministratori lanciata da Paolo Mattei. Questa sarebbe una struttura già pronta che potrebbe far gola alla Lega, nell’ottica di voler puntare come annunciato su candidati civici con liste civiche in appoggio. Ma FdI sarebbe disposta a fare un passo indietro? Ecco, è in questo il clima che nei prossimi giorni i tre leader nazionali dovranno tornare a sedersi intorno a un tavolo.



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