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«Nella riforma sanitaria sfilza di criticità, il Fermano penalizzato» Il Pd promette battaglia

SANITA' - Il consigliere regionale Cesetti e il segretario provinciale Piermartiri: «Sono presenti enormi criticità. Una delle più evidenti è rappresentata dalla disparità territoriale, di questo ne risentirà più di altri il Fermano, che l’istituzione di cinque aziende territoriali con personalità giuridica e in competizione tra loro andrà a creare tra una provincia e l’altra, minando di fatto l’universalità del diritto alla salute»
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Fabrizio Cesetti

«Ai primi di agosto si terrà il consiglio regionale che discuterà la riforma della riorganizzazione del Servizio Sanitario Regionale. Una riforma che, innanzitutto, vuole essere approvata in fretta, è stata presentata solo il 5 luglio, ed in piena estate, quasi come per evitare il più possibile noie e, per di più, senza il minimo coinvolgimento del territorio.
C’è grande preoccupazione per quella che, più che una riforma, appare una vera e propria controriforma che non solo non corrisponde al bisogno di tutelare la salute dei marchigiani, ma rischia di produrre effetti devastanti in termini di inefficienza e aumento dei costi a causa della proliferazione di ruoli e che, soprattutto, non affronta i temi di grave crisi sanitaria che affliggono i nostri cittadini». E’ quanto sostengono il segretario provinciale Pd, Luca Piermartiri, e il consigliere regionale dei dem, Fabrizio Cesetti, caustici sul tema sanità.

«Sono presenti enormi criticità. Una delle più evidenti – incalzano i due esponenti dem – è rappresentata dalla disparità territoriale, di questo ne risentirà più di altri il Fermano, che l’istituzione di cinque aziende territoriali con personalità giuridica e in competizione tra loro andrà a creare tra una provincia e l’altra, minando di fatto l’universalità del diritto alla salute. Non sfugge l’incoerenza con la normativa nazionale e, soprattutto, con il Piano Regionale Socio Sanitario che, ancora oggi, coincide in larga parte con quello varato dalla precedente amministrazione. L’approvazione del nuovo piano, infatti, dovrebbe precedere qualsiasi intervento strutturale, al fine di valutarne l’impatto economico-finanziario e renderlo dunque non solo credibile, ma anche possibile. Se vogliono dare personalità giuridica alle Ast occorre garantire diverse tipologie di autonomia: finanziaria, organizzativa e patrimoniale. Quali garanzie quindi? L’esito sarà quello di creare scatole vuote con il risultato di causare forti ripercussioni sui servizi. Altri due aspetti fondamentali: le Marche, secondo quanto si legge, saranno l’unica regione in Italia priva di ospedali di primo livello e si presenta il rischio di amplificare il problema della carenza di medici, dato che le Ast risulteranno meno attrattive rispetto a un’azienda complessa. Non ultimo, il ruolo che l’Ars avrà in questo nuovo impianto. Di fatto l’Ars starà alle Ats, così come l’Asur stava alle aree vaste. Tutte le responsabilità, compresi eventuali contenziosi, saranno scaricate sui territori. Prima era l’Asur a farsene carico. È una riforma finta che ci porterà indietro di molti anni, a discapito dei cittadini.
Occorrono dati oggettivi su cui ragionare altrimenti possiamo affermare che è solamente una sbagliata scelta politica che serve a piazzare tante bandiere sul territorio, senza che i cittadini abbiano appunto benefici in termini di risposte sanitarie. Il territorio è il luogo principe della riforma e senza preliminari accordi di collaborazione con la Medicina Generale è impossibile attivare le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità; senza interventi straordinari per rafforzare le Guardie Mediche e la Medicina Generale il territorio non si riorganizzerà mai».

Luca Piermartiri

«L’ennesima falla che teniamo a sottolineare riguarda il sociale – incalzano i due – per la precisione l’aspetto legato all’individuazione degli Ats. La proposta di legge prevede che siano le nuove aziende sanitarie a definire i loro distretti sanitari (13), i quali non possono essere aumentati. Gli Ats sono invece 23! Come la Giunta intende far coincidere, così come si prevede, questi ultimi con i distretti?  Per attuare la norma la Giunta  non potrà far altro che prendere atto delle decisioni delle aziende sanitarie anche sulla modifica degli Ambiti adattandoli così al numero dei distretti. I comuni non sarebbero coinvolti, così come non sono stati coinvolti nella decisione. Il sociale viene di fatto disintegrato e schiacciato dalla riforma e le reti, nonché le progettualità costruite dagli Ats negli anni, vengono messe a dura prova e squilibrate difronte alle necessità del settore. La Regione si prenda la responsabilità di decidere. Su questo ed altro i sindaci, soprattutto coloro che sono Presidenti d’Ambito, avrebbero dovuto riflettere maggiormente prima di avventurarsi in dichiarazioni che poco hanno a che fare con questa nuova legge. Il Pd tutto, dal consiglio regionale alla nostra federazione, darà battaglia per impedire quel che la destra porta avanti come sola propaganda».



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