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Elezioni, Ceriscioli fa un passo di lato:
“Mangialardi ha il mio sostegno”
Ora nel Pd sono due le fazioni

ELEZIONI REGIONALI - Dopo la nuova ordinanza sul Coronavirus, arriva l'endorsement del Governatore uscente al sindaco di Senigallia. Alta tensione nel Pd. Domenica direzione regionale

 

Luca Ceriscioli e Maurizio Mangialardi

 

«La situazione di difficoltà che stiamo attraversando in questi giorni, l’impegno straordinario di tutti, e contestualmente lo stallo che si è determinato nella coalizione di centro sinistra per l’individuazione del candidato presidente, impongono un atto di forte responsabilità a tutti. Per questo nei giorni scorsi ho chiesto la disponibilità a Maurizio Mangialardi, presidente dell’Anci Marche e sindaco uscente del comune di Senigallia, persona di grande valore ed ottimo amministratore, di verificare se su una sua ipotetica candidatura a presidente, ci fosse il sostegno degli amministratori delle Marche». Cosi’ questa sera in una nota il presidente uscente della Regione Marche Luca Ceriscioli, mentre è alle prese con il braccio di ferro col Governo per l’ordinanza sul Coronavirus. «Ho preso atto – aggiunge Ceriscioli – di una grande risposta e della straordinaria adesione che in queste ore si sta consolidando sulla sua figura. Invito pertanto Maurizio ad andare avanti con determinazione e con il mio pieno sostegno e chiedo al mio partito, agli alleati, ai sindaci che ancora non hanno aderito, di appoggiarlo con lealta’, convinzione ed entusiasmo».

LA SITUAZIONE – Dunque Sauro Longhi e Maurizio Mangialardi: eccoli i due volti di un centrosinistra a trazione Pd in vista delle prossime regionali. Ormai sembra sempre più chiaro che saranno loro i protagonisti della sfida interna che si giocherà domenica pomeriggio nella direzione regionale dem convocata a Chiaravalle. E ancora una volta a far da mediatore tra le due fazioni in campo sarà il vicesegretario nazionale Andrea Orlando. Una presenza la sua, considerata fondamentale dai vertici nazionali del partito. Perché se da una parte la ridda di nomi che è circolata in queste ultime settimane sembra essersi definitivamente assestata sull’asse Longhi-Mangialardi, dall’altra resta da capire come faranno i dem ad arrivare ad una sintesi senza spaccare del tutto il partito. Le due posizioni in campo restano molto distanti. La maggioranza di Area 70, che dopo l’entrata “a gamba tesa” di Zingaretti pare abbia definitivamente abbandonato l’idea di un Ceriscioli bis e delle primarie, ora ha virato sul sindaco di Senigallia sostenuto da una petizione firmata da oltre 90 sindaci (al netto di chi si è poi chiamato fuori). Ed è proprio questo il nome che la maggioranza porterà domenica in direzione.

Sauro Longhi

Dal canto suo la minoranza, capeggiata dal sindaco di Pesaro Matteo Ricci, accantonata (?) l’idea della sindaca di Ancona ha sposato in pieno la linea del segretario regionale Giovanni Gostoli, che è poi quella che è arrivata dal Nazareno: nel partito non c’è un candidato capace di unire, quindi bisogna puntare su un civico. Ed ecco l’ex rettore Univpm appunto. Ma come farà la maggioranza a far passare la sua linea, contraria alla linea ufficiale del partito senza commissariare Gostoli? Il ragionamento più o meno sarebbe questo: innanzitutto non sono ben accetti veti da Roma in nome dell’autonomia territoriale prevista dallo statuto e poi visti i sondaggi che danno Longhi comunque indietro rispetto al candidato del centrodestra, perché puntare su un esterno quando il rischio sconfitta sarebbe più o meno lo stesso?

Tecnicamente Area 70 potrebbe avere anche i numeri per imporsi con un atto di forza, ma vista la brutta aria che tira con lo scontro istituzionale tra Ceriscioli e il governo intorno all’emergenza Coronavirus, potrebbe essere anche una strada suicida. Perché potrebbe significare arrivare a un vero e proprio commissariamento del partito e quindi perdere del tutto l’autonomia a livello locale. Ma anche nel caso Area 70 dovesse riuscire a far passare Mangialardi senza strappi, ci sarebbe poi da convincere l’intera platea degli alleati. E qui sarebbero “dolori”.

«Gli incontri – dichiara non a caso Italia Viva riferendosi alle consultazioni di Gostoli – sono stati rivolti a individuare il candidato presidente, civico e autorevole, che poteva essere condiviso da Italia Viva e dagli altri alleati di centrosinistra e in grado di creare una coalizione unita e competitiva. Restiamo fermi a questo percorso, con senso di responsabilità e di lealtà, che ha avuto l’indiscusso merito di tenere uniti intorno al tavolo della coalizione tutti i partiti e i movimenti civici riferiti al centro sinistra marchigiano. Qualsiasi deviazione di percorso, fuori dal tavolo dell’alleanza, rischia di compromettere l’unità della coalizione e la competitività del progetto». L’altra ipotesi è che Gostoli e la minoranza riescano a far digerire all’altra fazione la carta “civico” tanto cara a Roma e al resto del centrosinistra. Insomma, la pressione resta altissima, così come la tensione. Tutto potrebbe precipitare o risolversi senza troppi spargimenti di sangue. E domenica a Chiaravalle nulla è escluso.

(redazione Cronache Maceratesi)

 



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