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Notte ‘horribilis’ al Pronto soccorso: 72 pazienti in attesa. Valentino tra vecchie e nuove criticità: «Carenza posti letto e positivi asintomatici mix letale»

SANITA' - Ieri alle 22 al Pronto soccorso del Murri c'erano 72 pazienti in attesa. Il primario: «Stando ai flussi di pazienti, riscontriamo che ne arrivano meno di Covid ma il problema esplode quando arrivano pazienti con altre patologie che al nostro tampone risultano positivi. Insomma parliamo di positivi che non manifestano la malattia con sintomi. Molti sono anziani. E a quel punto non possono essere trasferiti in altri reparti che non siano Malattie infettive che, però, sappiamo essere pieno. Il problema dei problemi è la carenza di posti letto. Oggi al Murri sono tutti pieni»

Il primario del Pronto soccorso, Alessandro Valentino

di Giorgio Fedeli

Ancora una notte ‘horribilis’ quella vissuta ieri al Pronto soccorso di Fermo. Basti dire che alle 22 c’erano ben 72 pazienti in attesa di essere visitati. Ma anche questa volta i sanitari guidati dal primario Alessandro Valentino sono riusciti a metterci una pezza. Si naviga a vista, si incrociano le dita, si stringono i denti e ci si tira su le maniche senza fasciarsi mai la testa al Pronto soccorso.

Ma l’allarme per i medici e gli infermieri del reparto ‘porta d’ingresso’ dell’ospedale Murri e, più in generale, della sanità fermana resta eccome. A fare la notte c’era anche lui, il primario Valentino, che guida un pool, ridotto all’osso, di medici e infermieri. E se ieri la situazione al Pronto soccorso era critica, con 31 pazienti in attesa di ricovero, tra cui 9 Covid, difficile trovare le parole, aggettivi per definire lo scenario ‘notturno’: 72 pazienti in attesa.

E le criticità stanno cambiando. Ora il problema dei problemi non è più la mole di pazienti Covid che arrivano (in maniera sempre più ridotta data, fortunatamente, la flessione del virus) ma quelli che risultano positivi al tampone in ospedale. Insomma quelli che arrivano al Murri per qualsiasi altra patologia, dal braccio rotto al problema cardiaco, che scendono dalle ambulanze per altri motivi che non siano il Covid e poi risultano positivi al tampone. Lì scatta il collo di bottiglia. Sì perché quei pazienti che risultano positivi al virus non possono essere ricoverati ad altri reparti se non a Malattie infettive che, però, sappiamo essere full da mesi e mesi (con 30 posti letto su 30, tutti occupati). E allora che si fa? Semplice, si resta al Pronto soccorso. E giù, a cascata, una miriade di problemi, dai tempi di attesa fino al collasso del reparto con una manciata di operatori a correre su e giù per cercare di smistare i pazienti. A quelli dell’ultima ora, infatti, vanno sommati quelli in attesa da giorni. C’è chi è al Pronto soccorso da 100 ore, e non sono casi sporadici. La lista di attesa parla di 90 ore, 80 ore, 72 ore. Numeri che devono far riflettere, e che fanno accapponare la pelle ai sanitari al lavoro.

Medici al Pronto soccorso del Murri

«Purtroppo è così – confessa il primario Alessandro Valentino dopo l’ennesimo turno di notte, massacrante, vissuto con il suo staff – siamo riusciti questa notte a dimetterne molti. Un paio li abbiamo trasferiti ad Ancona, uno a Macerata. Ma al momento (un dato relativo alle 10,30 di questa mattina) ne abbiamo 24 in attesa di ricovero, 3 in visita, e 19 da visitare. E già solo questi numeri sono critici. Stando ai flussi di pazienti, riscontriamo che ne arrivano meno di Covid ma il problema esplode quando arrivano pazienti con altre patologie che al nostro tampone risultano positivi. Insomma parliamo di positivi che non manifestano la malattia con sintomi. Molti sono anziani. E a quel punto non possono essere trasferiti in altri reparti che non siano Malattie infettive che, però, sappiamo essere pieno. Il problema dei problemi è la carenza di posti letto. Oggi al Murri sono tutti pieni». E questo trasforma giocoforza il Pronto soccorso, paradossalmente, in un reparto di lungodegenza. «Se avessimo più posti letto sicuramente sentiremmo anche un pò meno il peso della carenza di personale – confessa Valentino – confido molto nella primavera per un’ulteriore flessione del virus. Ma senza altri posti letto è comunque durissima andare avanti. Spero che si arrivi ad una fase in cui non serviranno più i tamponi agli asintomatici. Ora arriva anche il Novavax. E spero anche che quel 10% di non vaccinati si convinca a vaccinarsi, e estendo l’invito anche quelli della mia Unità operativa che non sono al lavoro perché non vaccinati». Insomma un Valentino che si appella alle coscienze perché anche due mani in più, nella situazione di assoluta criticità che sta vivendo da troppo tempo il suo reparto, possono se non fare la differenza se non altro contribuire a reggere l’urto che si fa sempre più impattante.

 

 

 



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