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“Docce e bagni sulle spiagge libere”,
la richiesta bipartisan
di bagnanti e concessionari

PORTO SAN GIORGIO - In attesa degli "steward" che dovranno controllare e vigilare le spiegge libere, i bagnanti che le frequentano chiedono servizi essenziali come docce e bagni. Anche per avitare l'imbarazzo di dover rivolgersi agli chalet alle prese con accresciute incombenze post covid.
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di Sandro Renzi

Oltre trenta spiagge libere e poco meno di otto docce a disposizione. Se fino allo scorso anno questa proporzione tutto sommato reggeva, in tempo di Coronavirus e di rigide misure anti-contagio, qualcosa andrà rivisto e subito. Già perché nel primo giorno di mare, che ha ufficialmente segnato l’avvio della stagione 2020 grazie al meteo, ovvero martedì scorso, i bagnanti che hanno scelto di trascorrere qualche ora nelle spiagge libere hanno dovuto fare i conti con servizi igienici pubblici e docce, ancora sigillate, non a copertura totale delle aree di arenile in questione, docce che peraltro andranno sanificate giornalmente dalla San Giorgio Multiservizi. Eppure la cartellonistica installata al loro ingresso invita chiaramente a lavarsi frequentemente le mani, ad effettuare la doccia dopo un bagno, oltre a mantenere l’ormai consueta distanza interpersonale di 1 metro, di 4 metri nel caso degli ombrelloni e di 2 tra le attrezzature, sdraio, lettini, per fare un esempio. Accorgimenti che assumono, in qualche caso, una rilevanza maggiore rispetto a delle semplici indicazioni comportamentali. Nei cartelloni, tra le altre cose, si legge infatti, tra le indicazioni e i comportamenti igienico-sanitari da adottare, “la pulizia e disinfezione frequente delle amni anche dei bambini e l’obbligo di doccia immediatamente dopo la balneazione con particolare cura di pulizia di mani e viso”.

Da qui l’imbarazzo di qualche bagnante che, giocoforza, ha chiesto di poter usufruire delle docce messe a disposizione dagli chalet per i loro clienti dopo un tuffo rinfrescante. Situazione che, molto probabilmente, si verificherà anche il prossimo weekend quando si presume che le spiagge libere saranno sicuramente più affollate, in attesa dei vigilantes a cui il Comune si affiderà per il loro controllo. Una sorta di steward che inviterà i bagnanti al rispetto delle regole ma dovrà verificare anche, chissà se con metro alla mano, il rispetto delle distanze nella installazione degli ombrelloni ed il numero di persone che vi sostano sotto. Un velato disagio, quello di chi ha scelto di appoggiarsi sulle spiagge non date in concessione, che si farà sentire questa estate e fa il paio con le remore di vari gestori di chalet, a loro volta poco inclini, in questa fase di ripartenza contraddistinta da tante linee guida e norme, a dover controllare tutte quelle persone che chiederanno di poter usufruire dei servizi pur non essendo clienti abituali, e ciò solo per sopperire, ad esempio, all’assenza di docce in diverse spiagge libere della città. Di fondo c’è il problema della sanificazione e, per l’appunto, dei controlli che sono piuttosto rigidi. “Siamo preoccupati. Non vorremmo che la nostra disponibilità, mai venuta meno nonostante le misure che ci hanno costretto quest’anno a fare sacrifici importanti, finisse con il crearci problemi” dicono. Non si tratta ovviamente di creare bagnanti di serie A e di serie B o di “ghettizzare” chi opta per le spiagge libere perché non può e non vuole spendere per un ombrellone stagionale, o perché preferisce semplicemente spostarsi e cambiare spiaggia di volta in volta. Ma piuttosto di mettere tutti nella condizione di avere, in questo frangente, almeno gli stessi servizi indispensabili per non contravvenire alle indicazioni contenute in quei cartelli e ciò senza gravare gli operatori balneari di ulteriori verifiche e sorveglianze anche sulle passerelle.

 



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