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LOTTA AL CORONAVIRUS
I ragazzi del servizio civile della Croce Verde: pur potendo restare a casa hanno scelto di esserci

PORTO SANT'ELPIDIO - Alessia, Francisco, Mattia, Andrea, Luca, Daniele, Elie, nel periodo dell’emergenza pandemica loro, pur potendo restare a casa e, fruire della licenza straordinaria, hanno voluto esserci
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Si chiamano Alessia, Francisco, Mattia, Andrea, Luca, Daniele, Elie.  Sono i giovani del servizio civile della Croce Verde di Porto Sant’Elpidio che dal 15 Gennaio hanno aderito al progetto “Un anno per la vita”. Nel periodo dell’emergenza pandemica loro, pur potendo restare a casa e, fruire della licenza straordinaria, hanno voluto esserci. In funzione delle mutate condizioni l’attività dei ragazzi, come quella dell’intera struttura “Croce Verde” è stata riformulata e riorganizzata dalle fondamenta, con nuove articolazioni dei turni e molto altro. in questo contesto i ragazzi non si sono tirati indietro.

E così,  i 7 giovani del Servizio Civile si sono armati di ‘carta e penna’ e hanno voluto scrivere una lettere aperta, anche ai loro amici della Croce Verde, per raccontare questo periodo di emergenza ma anche di grande valore umano.  “Quarantena, pandemia, isolamento, contagio  queste parole sono state udite, scritte, lette e urlate da chiunque facente parte del nostro periodo storico. Nonostante tutto in questo quadro d’insieme piuttosto disarmante, noi, volontari e non, abbiamo voluto vedere, ascoltare e leggere altro. Aiuto, soccorso, possibilità di fare del nostro meglio per migliorare la vita degli altri ma soprattutto abbiamo voluto vedere una speranza. Si esatto, proprio quella speranza, che secondo il vecchio detto, è l’ultima a morire. Mossi proprio da questa costante e, animati dalla volontà di poter dare una mano, alla richiesta ed alla possibilità di sospendere il servizio civile, noi ragazzi abbiamo deciso di rimanere al nostro posto, contro il male silenzioso che corrisponde al nome di COVID-19″.

La lettera firmata da Alessia, Francisco, Mattia, Andrea, Luca, Daniele, Elie prosegue: “Arrivati a questo punto, almeno per quanto riguarda noi, non sappiamo se la nostra presenza effettiva abbia fatto la differenza, ma non è questo l’importante, lo è invece, sapere di aver potuto dare una mano, anche piccola che sia, aver donato un sorriso anche dove l’unica espressione che leggevi era di paura, di sofferenza e dolore per la perdita di una persona cara, o anche timore per le incertezze del futuro. Adesso, che questo mare in tempesta sembra calmarsi, finalmente si riesce a vedere all’orizzonte, un bagliore di luce oltre le nuvole, vorremmo davvero ringraziare chi, con un gesto, una parola o un semplice sorriso, è riuscito ad andare oltre la paura e a coltivare quella famosa speranza di cui parlavamo prima e a vedere un domani migliore. Grazie di cuore”.

 



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