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Corsa al test sierologico,
l’AV4 fa chiarezza alle aziende:
“Nessuna patente di immunità,
unico mezzo è il tampone”

FERMO - Per il direttore del Dipartimento di Prevenzione serve una corretta informazione nei confronti di cittadini e imprese: "Utili solo nell'ambito di un'indagine di studio di sieroprevalenza, cioè come circola il virus nella popolazione"
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di Andrea Braconi

La confusione sul fronte dei test sierologici sembra essere enorme, così come gli interessi economici in ballo: cittadini e aziende, anche a causa di un corto circuito comunicativo, si sono convinti che questo tipo di verifiche possa dare chissà quali risultati, sentendosi così nella possibilità di comprarle e di effettuarle come e dove vogliono, quando invece esistono dei percorsi prestabiliti.

A tentare di fare chiarezza è Giuseppe Ciarrocchi, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Area Vasta 4, che pone subito un interrogativo: servono i test sierologici? “Servono solo nell’ambito di un’indagine di studio di sieroprevalenza, cioè come circola il virus nella popolazione. Il Ministero della Salute ha detto a chiare lettere che questi test non servono per fare diagnosi, perché l’unico mezzo è il tampone, e ha perciò incaricato le Regioni di fare questi studi”.

La Regione Marche lo sta sviluppando nei confronti di alcune specifiche categorie di lavoratori, cioè personale sanitario, forze dell’ordine e vigili del fuoco, allargandolo anche ai soggetti datoriali. E quindi le imprese che vogliono far parte di questo studio devono aderire formalmente. Perché di test sierologici, commenta il direttore, ne esistono un’infinità: da quello scadente da 2 euro a quello di un laboratorio non accredito, fino a quello accreditato e validato dalla Regione. “Nella delibera c’è scritto come deve essere impostato lo studio, quello che deve fare l’impresa, quello che deve fare il medico competente, cosa fare quando si trova un risultato positivo. È un protocollo a cui devono attenersi le imprese che aderiscono allo studio e come Dipartimento di Prevenzione riceviamo tutti questi dati che, aggregati, faranno parte dello studio nazionale. Non c’è un limite al numero di aziende, più il campione è ampio più è significativo”.

In queste settimane, però, anche a causa del proliferare dei cosiddetti tuttologi del Covid-19 (che con la scienza e la medicina non hanno alcuna connessione), è passata la convinzione che il test sierologico serva a dare una patente di immunità. “Non è assolutamente vero, la sensibilità, cioè il valore preventivo del test, dipende dalla circolazione virale nella popolazione. Siccome adesso è bassa il test ha un valore preventivo del 70/75%: questo significa che se ti fai il test e lo trovi positivo hai quella percentuale che sia vero e il restante 25% che non sia vero, quindi potrebbe risultare un falso positivo. L’altra domanda è: te lo faresti un test così al di fuori di questo studio? Io no, perché non servirebbe a nulla”.

Succede, invece, che persone e aziende stiano vivendo una vera e propria corsa a fare questi test, ma senza aver aderito al protocollo regionale. “In quel caso devono gestirlo autonomamente, senza fare richieste di tamponi all’azienda sanitaria pubblica” rimarca perentoriamente Ciarrocchi.

Da qui l’importanza di una corretta informazione che, secondo il direttore, va incentivata da parte dei medici competenti. “Noi medici dobbiamo essere onesti: dobbiamo dire quello che serve e quello che non serve, anche sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e delle sanificazioni degli ambienti. Per questo come azienda sanitaria pubblica abbiamo dato informative dicendo: se il singolo cittadino va in farmacia, compra il test e risulta positivo questo ha valore? Per noi deve esserci intanto un test validato e deve esserci soprattutto un referto. Quindi, bisogna andare in un laboratorio dove ti danno un referto, con questo puoi andare dal tuo medico che ti consiglia o meno di fare il tampone, l’unico strumento cioè che può farti una diagnosi. Tutto deve essere ricondotto all’interno di un percorso serio e non con test senza alcun valore, perché la medicina è una cosa seria”.



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