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La protesta di nidi e centri infanzia:
“Nessun futuro per noi e per i bambini,
ci sentiamo invisibili”

FERMO - Cassa integrazione agli sgoccioli, incertezza sull'attività futura e timore per i traumi sui bambini:"Imparare nel pieno dell'età evolutiva che l'altro è un pericolo può essere dannoso"
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di Pierpaolo Pierleoni

“Denunciamo l’incertezza totale sul futuro delle nostre attività e del nostro lavoro, la disattenzione a tutti i livelli sull’infanzia e in particolare il silenzio tombale sulla fascia più delicata, quella da 0 a 3 anni. Siamo diventati tutti invisibili”. Così Lara Menghini, portavoce nel Fermano delle strutture che si occupano dei bambini e che hanno aderito, ieri, alla mobilitazione lanciata a livello nazionale dal comitato EduChiAmo. In diverse città italiane il comitato ha manifestato fisicamente, mentre nelle Marche si è scelto un flash mob fotografico, con operatori ed operatrici in guanti, maglietta, mascherina, un cartello ed una bambola in mano che sui social hanno pubblicato le loro immagini per far sentire la loro protesta.

“Parliamo, tra Ambito XIX e XX, di circa 35 strutture coinvolte per tutto il ramo da 0 a 6 anni, fino all’adolescenza ed ai centri di aggregazione – spiega Menghini, che lavora al Centro bilingue, con sedi a Magliano di Tenna, Salvano di Fermo e Porto Sant’Elpidio – In particolare, allarma il silenzio tombale sulla fascia da 0 a 3 anni. Per un’età più alta ci si può anche affidare ad una studentessa che si presta come babysitter, ma per bimbi così piccoli, che hanno bisogno di essere imboccati e cambiati, non è semplice trovare una figura affidabile a cui lasciare i figli, che a quell’età non sono in grado di raccontare se qualcosa non va. Tante famiglie hanno questi problemi, ma sembrano completamente ignorate”.

I centri infanzia del Fermano hanno aderito idealmente alla manifestazione di EduChiAmo, ma lamentano la scarsa attenzione avuta sui media nazionali. Il problema è anche di supporto economico agli sgoccioli. “Per noi la cassa integrazioe sta finendo, dall’inizio della crisi si erano stabilite 18 settimane, che per le Marche sono partite a fine febbraio. Il primo blocco di 9 settimane è arrivato al 25 aprile, nel nuovo decreto si parla di altre 9, ma chi ha usufruito della cassa in forma continuativa nella prima fase, ora ne avrà diritto solo per altre 5, le restanti 4 settimane si potranno utilizzare tra settembre e ottobre. Questo significa che nel nostro settore saremo coperti fino a fine maggio. Le spese, invece, sono tutte lì, le utenze vanno pagate, sugli affitti ci sarà uno sconto, ma per averlo bisogna prima pagare”.

Le operatrici degli asili nido avevano apprezzato molto i voucher promossi dal comune di Porto Sant’Elpidio, ma all’atto pratico non sono mancati i problemi. “Tutte abbiamo plaudito a questo segnale di attenzione verso nidi e centri infanzia – nota Lara Menghini – peccato che l’iter sia molto contorto, vi accedono le famiglie che non usufruiscono già di bonus nido, di cui tra l’altro gode gran parte delle famiglie; che non sono in cassa integrazione, che non lavorano in smartworking e che non hanno chiesto il bonus babysitter. A conti fatti non resta quasi nessuno”. Intanto, sempre a Porto Sant’Elpidio, è in programma domani un incontro in videoconferenza tra amministrazione comunale, servizi sociali ed operatori, per parlare dell’attivazione dei centri estivi.

Preoccupate, le operatrici dell’infanzia, sulle conseguenze che questa prolungata mancanza di socialità potranno avere sui bambini. “Nell’io delle persone le cose restano scritte, se nel pieno dell’età evolutiva e dell’apprendimento sociale un bambino impara che non si può condividere un gioco, che l’altro è un pericolo e bisogna stare attenti, che occorre restare distanti, quegli input rischiano di produrre danni molto seri nella formazione di quella persona. Non sappiamo davvero come e quando potremo tornare ad operare. Garantire il distanziamento sociale, per chi lavora com bambini da 0 a 6 anni, è impossibile. Se poi guardiamo alle linee guida sui nidi e vediamo un rapporto di 1 a 3 tra bambini ed educatori, più tutte le misure di sicurezza richieste, si dovrebbe chiedere alle famiglie almeno il triplo delle tariffe che si praticavano normalmente”.

La data del 15 giugno, ipotizzata a livello statale per l’apertura dei centri estivi, è costellata di interrogativi. “Certe cose non si organizzano con uno schiocco di dita – conclude Lara Menghini – Servono indicazioni che al momento mancano, c’è anche una enorme discrezionalità con grandi differenze tra un territorio ed un altro. In questa situazione caotica, con le attività del settore che non sono messe nelle condizioni di lavorare, c’è il rischio serio che proliferino micronidi abusivi”.

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