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LETTERE AL DIRETTORE
“Come il Coronavirus ‘infetta’
anche le libertà costituzionali”

VIRUS - Le riflessioni dell'avvocato Jacopo Severo Bartolomei su come il Covid-19 condiziona l'esercizio delle libertà costituzionali. Riflessioni tra politica, letteratura e storia
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di Jacopo Severo Bartolomei *

“Riflessioni su letteratura e politica ai tempi del Coronavirus”. Questo l’incipit dell’analisi, sullo stato dell’arte della società di oggi, tra politica e democrazia, con digressioni letterarie, dell’avvocato Jacopo Severo Bartolomei.

“Il costituzionalista Michele Ainis, allievo di Temistocle Martines, ha ricordato che da quando sono stati accertati i primi casi di contagio sull’Italia è caduta ‘una grandinata di provvedimenti normativi sempre più severi, sempre più stringenti‘. Di conseguenza si sta progressivamente intaccando l’esercizio delle libertà costituzionali, offuscamento o eclissi delle libertà di circolazione, riunione, di istruzione, etc. e si assiste, nell’organizzazione costituzionale, ad un cambio della cosiddetta catena di comando o cabina di regia: il Coronavirus finisce per infettare l’ordinamento giuridico, con un profluvio normativo mai visto in precedenza, oltre alle persone fisiche.
Ciò sta comportando la dequotazione degli organi collegiali ed una ancora più accentuata personalizzazione del potere, in spregio all’articolo 78 della Costituzione a norma del quale le Camere deliberano lo stato di guerra (stato d’assedio e/o guerra civile, stato emergenziale, etc.) e conferiscono al Governo i poteri necessari.
E’ vero che per il grande teorico dello Juspublicum europeo, Carl Schmitt “sovrano è chi decide sullo stato di eccezione”, tuttavia la recente disposizione del Presidente della Camera dei Deputati di consentire la riunione dei parlamentari un solo giorno la settimana (mercoledì), non sembra estrinsecazione né di sovranità né di autodichia, sebben appare come implementazione del divieto di assembramenti impartito dalla Protezione Civile e dai Comitati tecnici istituti dal premier Conte, che dalla giacca con pochette è passato al maglioncino girocollo, cosiddetto stile Bertolaso durante il terremoto a L’Aquila. Auguriamoci che l’infezione dai corpi, fisici e figurati, dello Stato non pervenga anche alle menti, sino ad ottenebrare la percezione dei fenomeni, prima che il periodo di più accentuata virulenza del contagio non sia scemato”.

Parlamento in seduta comune (foto Wikipedia)

“Il Coronavirus – ricorda l’avvocato Bartolomei – richiama alla mente i primi indizi della peste che iniziando da Milano, si espanse funestando buona parte dell’Italia, cui Alessandro  Manzoni, ne ‘I promessi sposi’ (cap. XXXI-XXXII), ha dedicato pagine  insuperabili. ‘La furia del contagio andò sempre crescendo‘, senza che venissero adottate adeguate contromisure. ‘E non solo l’esecuzione rimaneva sempre addietro de’ progetti e degli ordini; non solo, a molte necessità, pur troppo riconosciute, si provvedeva scarsamente, anche in parole; s’arrivò a quest’eccesso d’impotenza e di disperazione, che a molte, e delle più pietose, come delle più urgenti, non si provvedeva in nessuna maniera… La vastità immaginata, la stranezza della trama turbavan tutti i giudizi, alteravan tutte le ragioni della fiducia reciproca… Non trovò che il tribunale della sanità, né altri, facessero rimostranza né opposizione di sorte alcuna…Il Tribunale della Sanità chiedeva, implorava cooperazione, ma otteneva poco o niente”. “Nel lazzeretto, dove la popolazione, quantunque decimata ogni giorno, andava ogni giorno crescendo….Il Tribunale e i decurioni non sapendo dove battere il capo, pensaron di rivolgersi ai cappuccini, e supplicarono il padre commissario della provincia, acciò volesse dar loro dei soggetti abili a governare quel regno.Il presidente della Sanità li condusse in giro, come per prenderne il possesso; e , convocati i serventi e gli impiegati d’ogni grado, dichiarò davanti a loro, presidente di quel luogo il padre Felice, con primaria e piena autorità.
(…). Certo una tale dittatura era uno strano ripiego; strano come la calamità, come i tempi; e quando non ne sapessimo altro, basterebbe per argomento, anzi per saggio d’una società molto rozza e mal regolata, il veder che a quelli a cui toccava un così importante governo, non sapesser più farne altro che cederlo, né trovassero a chi cederlo, che uomini per istituto il più alieni da cio”.

*Avvocato Patrocinante in Cassazione



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