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Medici in guerra contro il virus,
la dottoressa Calcagni:
‘Dobbiamo temerlo, non è giusto mettere a rischio la vita degli altri
per qualche incosciente’

EMERGENZA CORONAVIRUS - "Confrontandoci con altri gli pneumologi delle Marche, siamo infatti siamo a stretto contatto, queste polmoniti hanno un quadro di gravità estrema e sono molto lunghe, tant'è che nelle rianimazioni si rimane, se si riesce a superare il quadro, tre settimane. I pazienti non rispondono a una ventilazione non invasiva per cui devono essere intubati"
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La dottoressa Anna Maria Calcagni, pneumologa e presidente dell'Ordine dei Medici della Provincia di Fermo intervistata da Paolo Paoletti a Diretta Uno

 

di Paolo Paoletti

“Dobbiamo temere questo virus”. Non usa mezzi termini la dottoressa Anna Maria Calcagni, pneumologa e presidente dell’Ordine dei Medici di Fermo. Anche lei in questi giorni è impegnata in prima linea in raccordo con tutti gli altri esperti in malattie respiratorie delle Marche per affrontare l’emergenza Coronavirus. Dottoressa Calcagni che ha anche una responsabilità in più: dare voce a tutti quei medici che sono in guerra sul fronte della lotta al Covid-19. Una battaglia che si combatta non solo nei reparti di ospedale ma anche nelle postazioni dei tanti medici di base sparse sul territorio provinciale dove ogni giorno, pur di garantire un servizio di prossimità ai propri assistiti, mettono a rischio la propria salute e quella dei cari che li circondano.

Dottoressa Calcagni, per prima cosa grazie per aver trovato il tempo di fare il punto della situazione con noi. A che punto siamo nella lotta a questo terribile virus?

“Siamo di fronte ad una patologia e pandemia che non conosciamo. Tutti quelli che in questi giorni scrivono delle opinioni con tanta certezza secondo me non hanno basi vere su cui fondare queste posizioni prese che, infatti, cambiano spesso di giorno in giorno. Per cui c’è una grande incertezza per tutti noi. Io ho già una vecchia esperienza alle spalle, abbiamo affrontato la tubercolosi in tempi passati, un’epidemia infettiva che con l’isolamento e le terapie, nel corso degli anni siamo riusciti a debellare. Forse con alcune esperienze di vecchio tipo possiamo cercare di affrontare questa situazione. Il problema è che si è manifestato tutto troppo insieme e le strutture del sistema sanitario non reggono questa richiesta forte che viene dal territorio. Per questo ci preoccupiamo di non far avere contatti tra le persone per cercare anche di diluire la richiesta di prestazioni sanitarie di alto livello. Prestazioni che possiamo dare ma che siamo limitati a dare per la sproporzione di posti letto a disposizione e le richieste di ricovero in regime di urgenza”.

Lei rappresenta la categoria che si trova in prima linea, non penso solo a reparti come rianimazione o malattie infettive ma anche ai tantissimi medici di base del territorio che rappresentano il primo presidio e punto di riferimento per noi cittadini. Come state vivendo voi medici questa emergenza imprevedibile e sconosciuta?

“Devo dire che i medici stanno dando tutto il possibile. Non solo loro ma anche gli altri professionisti della salute. Il 10% dei contagiati sono proprio professionisti della salute. Un prezzo molto alto che le categorie stanno pagando. Da un’analisi che ho fatto personalmente coloro che sono deceduti sono stati prevalentemente i medici di medicina generale. E’ stato fatto uno sforzo per garantire le strutture ospedaliere con i vari meccanismi di protezione individuale, mascherine ecc. Invece i medici di medicina generale presenti sul territorio sono stati i primi a contagiarsi. Alcuni hanno pagato anche con la vita come il presidente dell’Ordine di Varese, come un medico di Casalpusterlengo e come altri che stanno pagando questo prezzo elevato. Senza mezzi di protezione e volendo garantire la prossimità al paziente hanno continuato a fare la propria professione con abnegazione anche a rischio della propria salute”.

Cosa possiamo fare noi cittadini nel caso in cui si presentasse un’esigenza medica, per avere delle risposte ma allo stesso tempo consentire un lavoro il più possibile sicuro ai medici di base così importanti e anche così a rischio? 

“Basta solo telefonare, anche i triage si fanno telefonicamente. Anche io ho i miei pazienti che mi chiamano e sto sempre con il telefono a portata di mano. Anche per consigli bisogna rivolgersi telefonicamente al professionista di fiducia e seguire le regole che sono state date e fare riferimento ai numeri regionali perché posso garantire che la classe medica sta cercando di dare tutte le risposte possibili alle esigenze delle persone

Nel caso servano ricette per altre patologie tipo quelle croniche?

Sempre telefonicamente c’è la possibilità delle ricette dematerializzate che vengono usate sempre di più. L’utente potrebbe andare direttamente in farmacia o questa può consegnarle a casa. Si sta creando una grande catena di solidarietà, sempre telefonicamente, grazie anche all’opportunità di fare le ricette per via telematica.

Da specialista pneumologa, cosa deve far paura di questo virus? Perché non dobbiamo sottovalutarlo?

Dobbiamo temere questo virus perché nelle sue manifestazioni più gravi, nel 15/20 per cento dei casi, può dare delle polmoniti interstiziali, che sono diverse da quelle batteriche. Colpisce infatti tutto l’interstizio polmonare e fornendo dei quadri di gravissima insufficienza respiratoria. Confrontandoci con altri pneumologi delle Marche, (siamo infatti siamo a stretto contatto), queste polmoniti hanno un quadro di gravità estrema e sono molto lunghe, tant’è che nelle rianimazioni si rimane, se si riesce a superare il quadro, tre settimane. I pazienti non rispondono a una ventilazione non invasiva per cui devono essere intubati. E’ un quadro di grave espressione clinica e non abbiamo mezzi e terapie a parte l’ossigeno e tutti i farmaci di supporto per sostenere il fisico del soggetto interessato. Questa è l’espressione più grave dell’infezione da Coronavirus ed è quella che noi temiamo. Tra l’altro uno pneumologo di Pesaro è finito in rianimazione, questo per dirvi la gravità del quadro.

Questo che ci ha appena detto spero possa responsabilizzarci ancora di più non solo per quel che riguarda la nostra salute personale ma anche e soprattutto quella degli altri. Purtroppo ci sono ancora tanti giovanissimi che non rispettano regole e alcuni di questi sono rimasti contagiati, anche nel nostro territorio

Non uscire di casa e rispettare le distanze imposte è l’unica cosa sicura che abbiamo. Il virus può colpire tutti, l’anziano ce la fa di meno ma stanno morendo anche giovani ed è un peccato perché  tutta l’Italia si sta sottoponendo a un grandissimo sacrificio e non è giusto rischiare la vita degli altri per qualche incosciente.”.

 

 

 



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