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Le Guide Alpine e la montagna
‘chiusa’ per Coronavirus
«L’unica cordata è la fiducia nei sanitari»

SIBILLINI - Il presidente del collegio regionale Marco Vallesi aveva già disposto l'interruzione delle attività di accompagnamento prima dell'emanazione degli ultimi decreti
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di Andrea Braconi

Come presidente del Collegio delle Guide Alpine delle Marche, il fermano Marco Vallesi aveva già dato indicazioni precise e rigorose ai suoi iscritti molto prima degli ultimi decreti emanati dal Governo: fermiamo subito l’attività.

In montagna in questo momento non ci si va perché bisogna necessariamente rispettare le disposizioni emanate dallo Stato per contenere la diffusione del Coronavirus – rimarca con forza il presidente -. Non è un problema che andando in montagna facendosi male si mette ancora più in sofferenza il sistema dei soccorsi sanitari. Ma chi lo dice che andando in montagna ci si fa male con certezza e su un lungomare no? È un messaggio totalmente sbagliato. Diciamo invece la verità: noi, che siamo gli unici professionisti di questo settore, abbiamo sospeso la nostra attività lavorativa perché è impossibile mantenere la distanza di un metro richiesta. Ovvero perché, come tutti, rispettiamo le regole”.

(foto di Cristiano Bernabucci)

Intanto, come sta accadendo in tutto il Paese, la categoria non lavora. “Nelle Marche tra guide e accompagnatori siamo 40. Già prima degli ultimi decreti per una questione di senso civico avevo già dato disposizione, in accordo con il Direttivo, di non proporre le attività, quindi ben prima delle importanti restrizioni delle ultime ore. Certo, mi posso comunque muovere per lavoro, ma se il mio lavoro significa accompagnare le persone e non poter garantire una sicurezza per la loro salute allora non ha assolutamente senso. Un conto è se mi chiamano per una somma urgenza, come terremoti, frane o rilievi di valanghe, come abbiamo sempre fatto, gratuitamente, nelle disgrazie che hanno colpito il nostro territorio nel recente passato. Altrimenti stiamo fermi, aspettiamo che tutto passi e che ci vengano date indicazioni per riprendere la nostra attività. Come tutti quelli che devono lavorare ma non possono, per il bene di tutti, per il bene comune”.

Una situazione che per le guide alpine e gli accompagnatori di media montagna si somma alle difficoltà riscontrate per l’assenza di neve. “Già lavoravamo poco prima, ma oggi con il caos creato da questo virus siamo completamente fermi, come è giusto che sia. Non mi sembra che abbiamo pianto miseria a qualcuno, anzi, ci siamo persino ritrovati anche con l’annullamento di un corso di formazione per un mero vizio di forma, nonostante ci siano decine di persone che ne attendono l’avvio da più di un anno”.

(foto di Cristiano Bernabucci)

Un settore di donne e uomini, quello legato alla montagna, abituati ad un lavoro che dipende dalla natura e dalle condizioni di sicurezza. “Soprattutto siamo abituati a legarci con le persone, per il tempo libero o, purtroppo, per i soccorsi. Non ci siamo mai tirati indietro, le persone che rappresento non si piangono addosso, rispettano le regole come è giusto che tutti facciano in questo momento. Passato tutto questo faremo le riflessioni del caso. Oggi non è il momento di sentenziare su ciò che non è andato bene fin qui per il nostro lavoro, ce ne sarebbero di cose da dire ma nessuno le dimenticherà. Avremo tempo, nei prossimi mesi, di valutare il reale interesse da parte delle varie forze politiche per un settore importante come quello dell’outdoor sportivo/turistico”.

Vallesi, nel chiudere la sua riflessione, ribadisce come una guida debba sempre saper prendere decisioni giuste, in quel momento e in quel preciso posto, dando fiducia all’altra persona con cui è legato in cordata o cammina su un sentiero. “Oggi la vera cordata è la fiducia piena nell’operato dei sanitari. E ai detrattori dico: almeno adesso, state serenamente a casa. Le montagne sono là e non le sposterà nessuno. E comunque, in montagna non ci si va per farsi del male”.



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